{"id":2837,"date":"2014-02-19T11:24:32","date_gmt":"2014-02-19T10:24:32","guid":{"rendered":"http:\/\/new.alagna.it\/wp\/?page_id=2837"},"modified":"2022-05-04T17:23:56","modified_gmt":"2022-05-04T15:23:56","slug":"leggende-canti-e-tradizioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.alagna.it\/i-walser-oggi\/leggende-canti-e-tradizioni\/","title":{"rendered":"Leggende canti e tradizioni"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-left\">Il mondo dei Walser \u00e8 pieno di misteriose <strong>presenze soprannaturali<\/strong>: folletti curiosi, tesori nascosti tra le montagne e protetti da spiriti minacciosi, uomini selvatici, processioni di morti e diavoli vendicativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">I Walser si vantavano di <strong>saper leggere i destini nei fatti della vita quotidiana<\/strong>, avevano una cultura magica variegata e anelavano alla libert\u00e0 di pensiero, venerando le proprie origini, in un vorticoso universo di leggende e favole e storie vere, che animavano le lunghe serate invernali e che si sono mantenute fino ad oggi grazie all\u2019isolamento in cui i Walser sono vissuti per circa un millennio.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>La leggenda del \u201cSasso del diavolo\u201d- Der \u201cPrebet stai\u201d<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Quando a Gressoney si fabbricava la Chiesa parrocchiale, il <strong>diavolo ebbe un eccesso di rabbia e decise di distruggere quanto della chiesa gi\u00e0 si era fabbricato<\/strong>. A tal fine cerc\u00f2 il pi\u00f9 gran masso che trov\u00f2 al col d\u2019Olen con l\u2019intenzione di spingerlo su Gressoney. Giunto in prossimit\u00e0 del colle, quando ormai la tragedia si approssimava, si <strong>ferm\u00f2 a riposare un po\u2019<\/strong> ma in quel momento lo avvicin\u00f2 un <strong>angelo del Signore<\/strong>, che gli comand\u00f2 di lasciare la pietra. Il <strong>diavolo affaticato<\/strong>, in un eccesso di rabbia e bestemmiando (ndr: in tedesco prebet) <strong>colp\u00ec il pietrone con un pugno<\/strong> che cominci\u00f2 a <strong>rotolare verso Alagna<\/strong> lungo la valle dell\u2019Olen per fermarsi a circa met\u00e0 strada tra il colle e Pianalunga. Li il sasso \u00e8 ancora oggi, e mostra una evidente spaccatura annerita su un lato, testimonianza del pugno accompagnato dalle fiamme dell\u2019inferno.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>La leggenda della processione di morti<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">La<strong> sera del due novembre<\/strong>, dal fondo dei burroni, dal letto dei torrenti, dai cimiteri delle valli del Monte Rosa, si levano i morti e si mettono in cammino verso la loro montagna. Ogni<strong> scheletro ha il dito mignolo infuocato<\/strong>, e quel lumicino lo guida nel cammino. Se incontrano un uomo vivo lo fermano, lo fanno cavaliere, gli consentono di esprimere un desiderio e gli donano una bacchetta per dirigere la processione, cos\u00ec che la folla dietro a lui possa procedere rapidamente e superare ogni difficolt\u00e0. Se incontrano un burrone od un torrente, la pi\u00f9 colpevole tra le anime dipartire si fa innanzi, allunga le braccia e le gambe fino a raggiungere la sponda opposta, facendosi ponte per gli altri. Quando le sue mani toccano l\u2019altra riva la fila dei morti passa sullo scheletro scricchiolante e attende il passaggio della schiera. La <strong>processione raggiunge i ghiacciai prima dell\u2019alba<\/strong> e l\u00ec, in penitenza, <strong>espiano i loro peccati picchiettando il ghiacciaio<\/strong> con degli spilli e il <strong>suono si diffonde nelle valli<\/strong>. I valligiani da sempre porgono orecchio la notte del 2 novembre alle montagne e a quel suono rabbrividiscono.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>La leggenda della valle perduta<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>E\u2019 la pi\u00f9 famosa leggenda walser che parla di un<strong> luogo sereno e felice<\/strong> dove la segale cresce rigogliosa e l\u2019erba non ingiallisce, al di l\u00e0 dei ghiacciai, la cui esistenza \u00e8 certa ma la ricerca vana. E\u2019 il<strong> mito della patria lontana<\/strong>. Per cercarla nel <strong>1778 sette giovani di Gressoney scalarono il Monte Rosa<\/strong> raggiungendo il Colle del Lys. Nell\u2019aria rarefatta dell\u2019altitudine, aggrappati ad una roccia emergente dai ghiacci, <strong>videro lontano una valle verdeggiante<\/strong>, era la valle di Zermatt e tornarono a valle certi di aver finalmente avvistato la valle perduta. Da allora lo sperone roccioso in prossimit\u00e0 del colle del Lys si chiama Entdeckungsfeld ovvero Roccia della Scoperta.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il battesimo<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>Il battesimo avveniva sempre in un <strong>giorno festivo<\/strong> con le campane che suonavano a distesa. <strong>Per ogni bambino<\/strong> c\u2019erano un<strong> padrino<\/strong>, una <strong>madrina anziana<\/strong> e una <strong>giovane madrina portatrice<\/strong>. Il padrino e la madrina erano gli effettivi testimoni del sacramento. Anticamente la madrina portatrice era una ragazza con grembiule bianco, che portava il bambino fin davanti la chiesa. Il bimbo stava in una culla appoggiata sul capo della ragazza, che usava un fazzoletto annodato ad anello per renderla stabile. Davanti alla porta della chiesa posava a terra la culla. Quando arrivava il parroco con i chierichetti, che reggevano i ceri accesi, la madrina, vicina al padrino, toglieva il neonato dalla culla e lo depositava tra le braccia della giovane portatrice, quindi il prete metteva la sua stola sul cuore del bambino e la madrina anziana vi poggiava la mano destra finch\u00e9 il parroco non l\u2019aveva benedetto. Al <strong>termine della benedizione i presenti entravano in chiesa<\/strong>. Nel battistero il parroco metteva del sale in bocca al bimbo e gli versava l\u2019acqua Santa sul capo mentre pronunciava il nome scelto.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il fal\u00f2 dell\u2019ultimo giorno di Carnevale<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>Alla sera, al cader delle prime ombre, <strong>i ragazzi accendevano<\/strong> sulle varie alture del paese, quasi a fargli corona,<strong> tanti piccoli fal\u00f2 accompagnati da canti<\/strong> e dai caratteristici richiami (huru). I fuochi erano chiamati \u201cAve Marie\u201d perch\u00e9 venivano accesi quando la campana della chiesa suonava gli ultimi rintocchi dell\u2019Ave Maria. Quando le lunghe fiamme si alzavano verso il cielo, i <strong>giovani danzavano attorno al fal\u00f2, cantavano e gridavano<\/strong> per farsi sentire dalle altre frazioni che rispondevano con lo stesso richiamo<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Riti della Morte<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>I <strong>Walser<\/strong> si vantavano di possedere la <strong>capacit\u00e0 di percepire la morte prossima<\/strong> di una persona attraverso particolari segnali, ad esempio il sentir gocciolare in casa senza che fuori piovesse, la volpe che ululava o attraversava la strada volgendo il capo, piccoli turbini di vento che, mentre l\u2019aria intorno era tranquilla, sollevavano in alto fieno o neve. Ma sul letto di morte poi erano molto pi\u00f9 pragmatici, di fronte all\u2019agonia, avevano pronta una preghiera.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Preghiera dell\u2019agonia<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>\u201cO Uomo metto la luce nella tua mano affinch\u00e9 oggi ti assista la buona sorte, potrebbe anche esserti avversa. Io ti raccomando al buon San Giuseppe, al buon Santo Stefano, al buon San Michele affinch\u00e9 portino la tua anima nell\u2019immensit\u00e0 del paradiso. Alla Messa eterna e all\u2019incontro santo con Dio in cielo, dove il Signore canta e parla. Non spaventarti, non bussare, la porta ti verr\u00e0 aperta, troverai tre strade, come fosse una: una bianca, una rossa, la terza rossa dorata, e quella imboccherai e tutte le cose in nome del Padre, del Figlio e dello spirito Santo Amen.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dopo la dipartita<\/strong>, il ciclo delle manifestazione funebri seguiva un preciso rituale: subito dopo la morte <strong>parenti e vicini si radunavano<\/strong> per pregare nella <strong>casa del defunto.<\/strong> La notte precedente il funerale ogni nucleo famigliare inviava un proprio rappresentante alla veglia funebre, durante la quale si distribuivano ai partecipanti pane formaggio e vino e si aspettava insieme il mattino tra ricordi e chiacchiere. Il<strong> giorno del funerale, il morto,<\/strong> chiuso nella cassa, veniva <strong>trasportato a spalle fino al cimitero<\/strong> e al termine della funzione si distribuiva una razione di riso per ogni famiglia presente, con lo scopo di ricordare ai beneficiati di suffragare le anime dei defunti. <strong>Dopo la sepoltura<\/strong> seguiva un <strong>banchetto funebre<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>La finestrella dell\u2019anima<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>Un\u2019usanza walser molto particolare era quella relativa alla \u201cfinestra dell\u2019anima\u201d(seelaballga o seelenbalggen). Si tratta di una<strong> piccola apertura costruita nella parete della stube<\/strong> che veniva <strong>aperta alla morte di un famigliare per liberarne l\u2019anima<\/strong> diretta verso i ghiacciai del Monte Rosa a purgare i peccati commessi in vita. La finestra veniva poi richiusa subito dopo affinch\u00e9 l\u2019anima non trovasse la via del ritorno.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Inno dei Walser<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>Molti e molti secoli fa<br>Sono andati oltre i passi in terre straniere<br>Hanno abbandonato la valle natia<br>E si sono stabiliti in posti lontano<br>Per\u00f2 le tradizioni e il sangue dei Walser<br>Si conservano bene nella terra straniera.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si sa perch\u00e9 la gente Walser<br>Sia andata cos\u00ec lontano<br>Hanno dovuto migrare o hanno voluto andare,<br>Chi oggi lo riesce pi\u00f9 a capire?<br>Per\u00f2 le tradizioni e il sangue dei Walser<br>Si conservano bene nella terra straniera.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>I pensieri sono liberi<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>I pensieri sono liberi I pensieri sono liberi, chi mai pu\u00f2 indovinarli? Passano in un sussurro, come ombre notturne, nessuno li pu\u00f2 conoscere nessun cacciatore pu\u00f2 ucciderli, \u00e8 cos\u00ec: i pensieri sono liberi. Io penso quello che voglio e quello che mi piace ma in silenzio come si conviene; i miei desideri e i miei sogni nessuno pu\u00f2 impedirli cos\u00ec \u00e8, i pensieri sono liberi. Chiudetemi pure nel carcere oscuro. \u00c8 opera vana. I miei pensieri spezzano le barriere, passano i muri. I pensieri sono liberi Voglio per sempre rinunciare all\u2019amore, non voglio mai pi\u00f9 tormentarmi con malinconia ciascuno pu\u00f2 in cuor suo ridere e scherzare e pensare; i pensieri sono liberi Io amo il vino; la mia ragazza soprattutto Lei, soprattutto, mi piace Io non sono mai solo con un bicchiere di vino e la mia ragazza vicino. I pensiero sono liberi.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Tesorino<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>Tesorino vieni qui Io ti offro il caff\u00e9<br>E anche un litro di birra<br>Per dormire con te.<br>Ne caff\u00e9 ne birra<br>Tu paghi per me<br>Perch\u00e9 io ugualmente dormir\u00f2 vicino a te<br>Io sono tanto felice<br>Se tu dormirai vicino a me<br>Che pago ugualmente Il caff\u00e9 e la birra<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il cacciatore<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p>C\u2019era una volta un cacciatore che cacciava con un arco d\u2019oro andava a caccia la tutta la mattina da quando spuntava il sole Iohei! \u2014 Oh madre oh cara madre Dammi tu un buon consiglio Devo accettare il cacciatore O devo lasciarlo perdere? Iohei! \u2014 Oh figlia o cara figlia Il consiglio che ti do: lascia andare a caccia il cacciatore accetta il figlio del castellano. Iohei! \u2014 Oh madre, o cara madre Il tuo consiglio non mi piace Mi \u00e8 molto pi\u00f9 caro il cacciatore Che tutto il castello e le terre. Iohei! \u2014 Se ti \u00e8 pi\u00f9 caro il cacciatore Che tutto il castello e le terre Allora lega i tuoi vestiti insieme E vattene lontano con lui. Oh madre oh cara madre Di vestiti io non ne ho molti Datemi duecento talleri che compro ci\u00f2 che voglio. Iohei! \u2014 Oh figlia oh cara figlia Talleri, io non ne ho molti Tuo padre ha dissipato tutto Nel bere e nel gioco. Iohei! \u2014 Se mio padre ha dissipato tutto nel bere e nel gioco io ringrazio il buon Dio di essere una ragazza. Iohei! \u2014 Un cacciatore andava a caccia Con un arco d\u2019oro Egli cacciava tutta la mattina Fin dal sorgere del sole Iohei!<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Recapiti<\/h3>\n\n\n\n<p><b>Per maggiori informazioni<\/b><br><a href=\"mailto:unione.alagnese@gmail.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">scrivi una mail<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo dei Walser \u00e8 pieno di misteriose presenze soprannaturali: folletti curiosi, tesori nascosti tra le montagne e protetti da spiriti minacciosi, uomini selvatici, processioni di morti e diavoli vendicativi. 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