Baite Daverio: la chiesetta di Follu

Appena spuntati sulla piana di Otro si viene accolti dalle straordinarie architetture lignee delle case e dall’oratorio dedicato alla Madonna della neve della frazione Follu. Poco sappiamo della nascita del primitivo oratorio che è da far risalire probabilmente al periodo a cavallo fra fine XVI e inizio XVII secolo. Sappiamo però con certezza che fu fatto demolire e ricostruire spostandone il fronte e l’orientamento negli anni ’50 del 1600. Sull’architrave della porta si legge la data 1659. Nel 1661 fu nuovamente benedetto ma già pochi anni dopo venne fatta richiesta per una nuova modifica: l’ampliamento del coro al fine di “dar maggior comodo a concorrenti nella festa”.
Nel resoconto della visita vescovile del 1697 di Monsignor Visconti si legge: “Si rinnovi la Pisside per gli Infermi provvedendo nello stesso tempo il padiglioncino per la medesima di drappo di seta bianca colle sue cordicelle al prescritto e si faccia indorare la Pantena, il che tutto si farà in termine di tre mesi altrimenti l’uno e l’altra restino sospese. Desiderando gli habitanti di questo luogho ampliare il Choro così per dare maggior commodo ai concorrenti nella festa, come perché s’accresca la luce nell’Oratorio, ne concediamo la licenza con che prima ne venga da noi approvato il disegno.”

All’interno dell’oratorio è conservato, sopra l’altare, un dipinto settecentesco rappresentante il tema a cui è dedicato l’oratorio. Nel quadro si vede la Vergine con il Bambino e sullo sfondo il racconto della miracolosa nevicata romana del 5 agosto. Sullo sfondo del dipinto, è ben visibile Papa Liberio nell’atto di delimitare il perimetro della nuova chiesa dedicata a Sancta Maria ad Nives. Di più difficile lettura e interpretazione la scena sulla sinistra, che sembrerebbe raffigurare un martirio, ma su cui varrebbe la pena di indagare più a fondo. Sempre in basso a destra vediamo una scritta che ci fornisce qualche informazione sul committente e che risulta interessante dal punto di vista linguistico: DISES QUADER HAT LASSEN MACHEN DER ERSAM MEISTER ULRICH BUNDER ODER IIANEN 1709. Traduzione: Questo quadro l’ha fatto fare il rispettabile (o anche onorevole, onorato) mastro Ulrico Bunder (della Bonda) anche detto Janen* nel 1709. Il testo è in tedesco ma la costruzione della frase è tipica del dialetto tedesco alagnese, con qualche influsso romanzo. Non conosciamo invece il nome dell’autore che però doveva probabilmente essere un pittore locale.
Nel 1865 i fabbricieri dell’oratorio deciso di insediavi un nuovo cappellano(der Kaplan) che avrebbe dovuto occuparsi anche dell’insegnamento presso la scuola locale. Nel 1867 fu avviata la costruzione a fianco della chiesa di una casa adatta ad ospitare il cappellano e al cui interno vi era anche una stanza dedicata a scuola.

Questa piccola chiesa è stata e continua ad essere il fulcro spirituale e di aggregazione della valle. Il giorno 5 agosto (giorno in cui la tradizione vuole si festeggi la Madonna della neve) da molti secoli ad oggi, è una giornata di grande festa con cui Otro e i suoi abiatnti coinvolgono ed attirano centinaia di persone.