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Il Novecento e la porta sul Monte Rosa

Lo sviluppo turistico e l’energica svolta vissuta da Alagna e Riva sul finire dell’Ottocento trasformarono il centro di Alagna, dove sorsero belle ville in stile liberty destinate ad affitti turistici, che si fusero senza stridore con l’antica architettura Walser: Casa Smitt, la villa Bertola, la villa Viotti, la villa Gabbio, la Villa Grober. Il Liberty ad Alagna, importato da Francia e Spagna, dove molti alagnesi avevano fatto fortuna e dirigevano ben avviate imprese, fuso con il legno e la pietra dell’architettura locale, diede vita ad una singolare espressione dell’art nouveau, che è caratteristica del fondovalle valsesiano.

Poi i due conflitti mondiali chiusero l’epoca e la rinascita fu lenta e faticosa. L’Italia del dopoguerra guardava al futuro ma la Valsesia faceva fatica a scrollarsi di dosso la patina che l’aveva spenta. Spopolamento, crisi turistica ed economica colorarono di grigio gli anni dell’immediato dopoguerra. Nel 1950 però ad Alagna si costruì il primo impianto di risalita, l’ovovia del Belvedere, che dal centro del paese conduceva sopra la piana di Otro, dove funzionavano una seggiovia e uno ski lift. Alla stazione di monte l’albergo Belvedere offriva camere e ristorazione. L’impianto fu chiuso nel 1972, dopo che un grave incidente ne compromise il funzionamento. L’anno successivo bruciò l’albergo Belvedere chiudendo definitivamente l’espansione delle piste di sci verso Otro. Nel frattempo però erano nati gli impianti di Punta Indren, che conducevano a 3260 metri nel cuore del Monte Rosa, che hanno segnato il passo tra il passato e il futuro di Alagna e Riva. La funivia di Punta indren, inaugurata il 1° maggio 1965, fu voluta dall’ingegner Giorgio Rolandi, lungimirante imprenditore, che seppe capire il valore di un’opera che avrebbe poi stravolto l’economia del paese.

La funivia era in tre tronconi per una lunghezza totale di 6 km e 300 m e terminava nella stazione di Punta Indren, moderna struttura con ristorante e bar a 3260m. La stazione di Punta Indren fu costruita in inverno, lavorando anche nei mesi di febbraio e marzo, facendo giungere al cantiere sul Monte Rosa il cemento tiepido con una teleferica che impiegava circa 50 minuti e che garantiva gettate di 6/7 m3 al giorno in una camera riscaldata.

Quella stessa teleferica veniva usata dall’ingegner Rolandi per raggiungere il cantiere che teneva costantemente sotto controllo. A tale scopo fece costruire un seggiolino monoposto che veniva agganciato al bisogno alle funi e lo conduceva, esperienza da brivido, a Punta Indren senza fatica. La funivia di Rolandi impiegò gran parte della gente di Alagna e Riva nella sua costruzione, riaccese gli animi e stimolò la ripresa economica. La tecnologia si faceva largo sul Monte Rosa e la costruzione del cavalletto del Mullero, alto 65 metri con 7 m di fondamenta, fu un primato per l’epoca. Gli ski lift di Indren e del Bors diedero il via alla stagione dello sci in quota e crearono i presupposti per il free ride paradise d’inverno e la porta sul Monte Rosa d’estate.

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